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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
27 Marzo 2008
MAGAZZINO PARANOIA

A volte è bello fermarsi davanti ad uno specchio. A volte è bello fermarsi e basta. Ci si guarda, ci si osserva con calma, spostandosi un po' a destra ed un po' a sinistra. Ci si tocca il volto quasi con sospetto e circospezione, come se la persona che stiamo guardando non sia quella che era lì davanti l'ultima volta che l'abbiamo fatto. Ci si ammira, un po', anche. E altrettanto un po', ci si incazza.
A volte è bello fermarsi e chiedersi: come ho fatto a diventare così? Come ha fatto a venirmi quella piccola fossetta sulla guancia? Perchè ho sempre meno capelli? Ma il mio sorriso è davvero così penoso come lo vedo io? Ho gli occhi piccoli? E la pancia? Ma te guarda che gambe storte! Dio, che brutto profilo. E quelle occhiaie? Quanto tempo è che me le porto dietro? Saranno solo giorni, o è una cosa cronica? Aiuto.
A volte è bello, dicevo, fermarsi e ritrovarsi a parlare un po' con se stessi. Una volta superato lo shock iniziale su tutte le piccole attrazioni fisiche, una volta che si è passati oltre tutti i nostri difetti che ben conosciamo ma che cerchiamo sempre di ignorare per andare avanti. Come siamo diventati quello che siamo? Quali avvenimenti ci hanno portato ad essere noi? Siamo soddisfatti di quello che vediamo nello specchio, e di quello che gli altri vedono in noi?
Il più delle volte, ne sono fermamente convinto, l'ultima risposta avrà un suono decisamente negativo. O almeno, così è per me. Tutte le volte che mi fermo ad osservarmi, e vi giuro che mi capita abbastanza spesso, non riesco mai ad essere soddisfatto di quello che vedo. Osservo difetti di carattere, imperfezioni di atteggiamenti, orrori di personalità. Tutti miei, una piccola bottega degli orrori che sta aperta ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette, giorno e notte, festivi inclusi. Una piccola bottega che non aspetta altro che di accogliere ignari clienti e sommergerli con promesse che non riuscirà a mantenere, con illusioni di articoli in vetrina che mai corrisponderanno alla realtà. Una sorta di catalogo ikea pronto all'uso, ma che non verrà mai recapitato a domicilio. Insoddisfatti e mai rimborsati, sarebbe lo slogan di questo fantastico magazzino paranoia.
Come sono diventato quello che sono? Attraverso anni di duro lavoro, per cercare continuamente di migliorarmi. E se adesso sono così, provate ad immaginare quale catastrofe io potessi essere in precedenza. Cioè, provateci soltanto. Anzi no, in realtà non vi conviene. Lasciate che sia io a farvelo immaginare, e poi chiudiamo il discorso. Immaginate un tavolo in legno, malamente intagliato, con le gambe rozze ben tozze, e scaglie appuntite che fuoriescono ad ogni centimetro. Ogni anno, un falegname diverso arriva e prova a dare qualche colpo di pialla. Una scartavetrata. Una passata di lucido. Una verniciatina. Il risultato è che quel tavolo che potrebbe servire a chissà quante cose, in realtà non è altro che un'accozzaglia di colori e tentativi di essere migliore di quello che dovrebbe e potrebbe essere, se solo fosse accettato per quello che è. Un tavolo in legno. Un semplice tavolo in legno, senza fronzoli di sorta, o ambizioni lussuriose. Un primitivo tavolo in legno primevo. Tutto qui.
E tutto qui è anche quello che sono, quello che mi sento. Mi guardo, mi sputo in volto, e mi giro dall'altro lato. E' bello fermarsi e ritrovarsi. E' bello perchè finalmente possiamo prendercela con qualcuno, per qualcosa di cui nessuno può dirci niente. Niente. Perfettamente niente. Guardatevi, guardatemi. Sputatemi addosso, e chissà che non serva a togliermi un po' di quella vernice che ben poco mi si addice, che chissà come un giorno ho deciso di tingermi addosso. Sputatemi addosso, e voltatevi altrove. Non ve ne porterò rancore, ma toglierò dalla vetrina un articolo che tanto mai nessuno comprerà. E chissà che, prima o poi, quel magazzino paranoia di cui sono giudice e giuria non riesca finalmente a chiudere, per esaurimento scorte.
Chissà. Voi, intanto, sputate.

[Commento lasciato da Chiara Daino il 1 Aprile 2008, 16.50]
παράνοια è *fuori dalla mente*. è uno *stato* [chi eri/sei/sarai] alterato. Dipende dallo specchio: che riflette. E deforma. E dipende dallo spazio cieco: e si vede il difetto. L'evidenza si perde. La Bellezza di un tavolo grezzo - perché UNICO. Un fallimento non è sempre uno sbaglio; potrebbe semplicemente essere il meglio che uno possa fare in certe circostanze. Il vero sbaglio è smettere di provare. [B. F. Skinner]

Il perfetto è per definizione [etimo e richiamo] l'AVER FATTO. Diffida da chi disputa [asettico artifico] e sputa su tutto/tutti.
E sono LE TUE gambe, LE TUE mani - tra lividi e livori - a costruire: l'essere umano. Diamante dal letame. Basta vedere e lasciare: LUCE ad ogni piega/piega.

Fuori dal magazzino: la merce in marcia! sarebbe spreco! in strada. nel suono. per sempre

Abbraccio te


[Commento lasciato da Pazuzu il 1 Aprile 2008, 17.15]
Tu non ti limiti ad abbracciarmi... tu mi scaldi la mente ed i pensieri tutti. A te, son debitore. Sai.

[Commento lasciato da Chiara Daino il 1 Aprile 2008, 20.04]
Chi? Io? Sono una bomba *termica*? No debits, no credits! Just believe in! You are: the brain, the beat, the best!

LOTTA LOVE [l'unica lotta]

SMACKY AND LUCKY!

Mio webmastro - dal mio disastro [di lingue di fuoco]

[Commento lasciato da Pazuzu il 1 Aprile 2008, 22.01]
Il fuoco cammina con me, quando al mio fianco vi è una fiamma vermiglia. Una fiamma che arde, e assume forme cangianti. Una fiamma che è arte, dalla punta del cappello fino al fondo del mantello.

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