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25 Maggio 2009
ISTANTANEE DELL'EUROPA - PUNTATA 2
La Romania è un paese povero.
Anche se sta cercando di sollevarsi da anni di buio ed emarginazione, basta circolare qualche giorno per le strade per osservare come siano rimasti anni indietro rispetto ai paesi occidentali a cui siamo abituati in questo lato d'Europa. Appena varcato il confine ci si imbatte in interi campi dati alle fiamme per rendere fertile il terreno, una tecnica che da noi è oramai in disuso da tempo. Le strade sono malamente asfaltate, e soprattutto nei tratti montani bisogna procedere quasi a passo d'uomo per non finire in qualche buca d'asfalto che compare qua e là nel bel mezzo della strada. Sui tetti delle case svettano fieri e orgogliosi dei nidi di cicogne, che osservano curiose il passaggio di vecchi carri trainati da cavalli. Le sole strade asfaltate sono quelle principali, ma se si abbandonano per un istante le arterie che collegano i maggiori centri non si fatica per niente a finire in viottole sterrate e dismesse che penso siano la gioia ed il sostentamento dei mille gommisti sparsi per tutto il paese. Le indicazioni stradali sono pressochè inesistenti. Gli alberghi a quattro stelle, il massimo del lusso per i pochi rumeni che se li possono permettere, costano meno di uno scalcinato ostello italiano, e sono equipaggiati di una moltitudine di servitori che sono pronti a soddisfare ogni minimo desiderio dei turista di passaggio [compreso il guardare giorno e notte la macchina, nel caso non vi sia un parcheggio coperto a disposizione]. Ai lati delle strade si perde il conto delle carcasse di cani abbandonati, presumibilmente investiti dai camion di passaggio che non ritenevano opportuno rallentare la propria corsa per un fenomeno che il paese sta cercando inutilmente di ridurre.
In mezzo a tutto questo, poi, ogni tanto capita di imbattersi in qualche piccolo centro rivalutato per il turismo di massa. E allora, come per magia, spuntano dal nulla centinaia di banchetti multicolore che vendono amenità varie al turista di passaggio, assetato di portar via anche solo un sasso di quei Carpazi di cui ha sempre letto sui libri, e che in realtà non sono più inquietanti di un nostrano Passo dello Stelvio. Ma c'è il fascino di Dracula tutto attorno, e gli abitanti cercano in tutti i modi di farcelo percepire, di farlo arrivare dritto al nostro cuore, nonostante non vi siano locande con collane d'aglio ad ogni stipite come magari ci saremmo immaginati. E' dunque questo, che vogliamo ricordare della Romania? Una targa, un castello medievale, qualche lapide di un monarca truce e vendicativo verso i suoi servitori? O solo il fatto di aver dovuto portare l'orologio un'ora avanti quando è cambiato il fuso orario? All'italiano di passaggio resta sicuramente la sensazione di essere tornato in Italia nell'immediato dopoguerra, quando si cercava di risollevare il capo e guardare al futuro. Per un italiano, la Romania è il passato. Per un rumeno, è l'Italia ad essere indietro, sia per l'orgoglio di avere Vlad sulle targhe delle proprie case, o per il semplice fatto di quell'ora che si separa e che rende il paese ancora più esotico di quanto in raltà non sia. Ma nella nostra testa ci sono ancora le storie di Bram Stoker, e questo ci basta...



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